LAM 360° – Land Art Mongolia. La quarta edizione della Biennale in Mongolia: intervista a Valentina Gioia Levy di Luisa Galdo.

La Batacchi è un artista toscana, con madre americana. Ha lavorato per molti anni nel settore della Moda, con Prada, Vivienne Westwood, poi si è resa conto che quello che le interessava non era tanto la realizzazione di vestiti quanto le dinamiche socio-economiche, le questioni identitarie, spirituali, estetiche e filosofiche che si nascondono dietro l’abito.

Da qui parte la sua ricerca artistica, che utilizza spesso i materiali tessili come strumenti relazionali. Quello che ha portato alla Biennale è un progetto in divenire che è partito dalla Cina, con una ricerca sulla popolazione Hmong, conosciuta come Miao, per arrivare poi in Mongolia. Indagando le tecniche di realizzazione del tessile l’artista ha costatato come molte tradizioni siano sparite e non solo in Italia ma anche in atri paesi.

Il progetto, che si chiama Il tempo della discrezione, ha origine dalla volontà di recuperare tecniche antiche di tessitura, tintura, decorazione e/o lavorazione di materiali legati alle tradizioni tessili di luoghi esplorati, sviluppando allo stesso tempo una ricerca sugli elementi culturali, filosofico-religiosi e storico-sociali legati a queste tecniche ormai in via di sparizione.

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